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“Che ci ‘a ci ‘ole” è il più famoso dei nostri proverbi, quello che racchiude tutta la saggezza della nostra terra, maturata al sole delle nostre colline insieme al grano ed alle piante regine : la vite e l’olivo. Non esisteva un modo di dire che meglio ci rappresentasse ( anche perché il seguito altro non è che “… basta non pagare!”) e che maggiormente raccontasse il rapporto che il nostro territorio ha con i suoi prodotti; rapporto strettissimo sviluppatosi in secoli e secoli ed ora forse scalfito dall’era della globalizzazione. Ciò che abbiamo voluto narrare con il nostro lavoro, per il quale esiste anche una versione in braille, è quanto in realtà il cibo possa svelare la natura più profonda di ciò che siamo stati e siamo. Non è stato un caso che si siano studiati l’olivo e il grano, un antico prodotto come la pesca legata indissolubilmente alla nostra storia ed alla nostra lingua o le ricette. Tra quest’ultime non poteva certo mancare “le paste sudicie sul conigliolo” frutto della nostra tradizione e cultura. Ancora trent’anni fa era comune prendere un po’ in giro i giovanotti chiedendo loro se avevano già mangiato “ i’ conigliolo”, ovvero se si erano già “fidanzati in casa” perché sicuramente era ciò che la suocera avrebbe cucinato ricevendo per la prima volta il genero a cena. I tempi sono cambiati, oggi siamo “evoluti” e certe abitudini non esistono più ma tali sapori non si sono ancora persi e possiamo continuare a dire che ciò che serve per stare bene è assolutamente necessario e cos’è più importante del cibo e del legame profondo che abbiamo con esso? Quindi: “Dimmi come mangi e ti dirò chi sei”.

** L’alunna della Seconda D Margherita , a cui vanno i nostri ringraziamenti, ha un estratto dei contenuti del sito in Braille.
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